I punti essenziali della proposta di legge regionale sul disagio lavorativo

Punti essenziali della proposta di legge

Come deve essere una buona legge regionale sul disagio lavorativo? Quali devono essere i punti essenziali della proposta di legge per la Regione Toscana ?
In questo articolo le indicazioni dei partecipanti al gruppo di discussione dedicato alla proposta di legge regionale, in occasione del nostro convegno del 17 marzo scorso.

Il gruppo ha precisato che la legge regionale della Toscana può prendere spunto dalle leggi regionali già in vigore, in particolare da quella della Regione Campania che è la più recente, ma deve anche adattarsi alle specificità della realtà toscana.

I punti essenziali della proposta di legge toscana

1. Rispetto della DIGNITA’ SUL LAVORO

Il 1° articolo deve richiamare il concetto di inviolabilità della dignità umana e affermare che la Regione si impegna a sostenere azioni mirate a tutelarla nei luoghi di lavoro.

2. Sostegno ai PUNTI di ASCOLTO, orientamento e assistenza sul territorio

I punti o centri di ascolto e aiuto promossi dalle associazioni hanno un ruolo fondamentale nella fase di analisi dei bisogni di cura e assistenza manifestati da chi soffre di disagio lavorativo.
E’ una fase cruciale perché è negli sportelli di ascolto che inizia il percorso per affrontare le patologie che ne derivano.

Infatti è in questi punti distribuiti sul territorio che le persone vengono accolte e ascoltate per essere poi orientate ai servizi specializzati :

  • assistenza psicologica e/o psichiatrica
  • assistenza medico-legale e legale
  • Centri Clinici di riferimento per avere la certificazione diagnostica del nesso causale tra le loro patologie e le condizioni avversative nel lavoro, e, quindi, per essere avviate ai percorsi più adatti alle loro necessità.

La legge deve prevedere un fondo di dotazione per sostenere i punti di ascolto distribuiti sul territorio regionale e aiutare le loro azioni di assistenza e supporto psicologico, medico-legale, legale e i percorsi per il reinserimento lavorativo.

 

3. CENTRI CLINICI di riferimento

Al momento c’è un solo centro pubblico per l’accertamento delle patologie da mobbing in Toscana:
l’Ambulatorio per lo Studio dei Disturbi da Disadattamento Lavorativo dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.
Per rispondere alla domanda crescente, dovrebbero essere almeno 2 i centri clinici per le psicopatologie da mobbing e il disadattamento lavorativo in Toscana.

Poiché la riforma sanitaria regionale ha aggregato i servizi in 3 macroaree, è logico pensare che la legge regionale debba promuovere la creazione di 3 centri clinici di riferimento, uno per ogni macroarea.

Tali centri (composti da medici, psichiatri e psicologi clinici) dovranno occuparsi di ricerca e prevenzione, diagnosi e certificazione delle patologie da disagio sul lavoro.
Dovranno anche inoltrare le segnalazioni agli uffici del lavoro.

Il Centro di riferimento di Pisa, con la sua consolidata esperienza, potrebbe coordinare la formazione e lo sviluppo degli altri 2 Centri Clinici.

 

4. Favorire la creazione di una RETE tra Centri Clinici e Punti di Ascolto

I “Punti di Ascolto” e i “Centri Clinici” svolgono ruoli ben distinti ma complementari e sinergici tra loro:
i Centri Clinici offrono diagnosi mediche a persone inviate dai Punti di ascolto, mentre questi ultimi offrono aiuto nei percorsi di uscita dal disagio e sostegno psicologico lungo tali percorsi.

La legge deve quindi prevedere azioni per favorire la collaborazione tra i Centri Clinici di riferimento e i Punti di Ascolto disseminati sul territorio e tra i vari Punti di Ascolto stessi.

E’ dunque necessario creare una rete di servizi integrati e interconnessi sul territorio per facilitare l’accesso delle persone in disagio lavorativo ai vari servizi, in modo da accelerare i percorsi di diagnosi e cura e la possibilità di individuare soluzioni per uscire dal disagio.

 

5. FORMAZIONE E CONSULENZA per AZIENDE e ORGANIZZAZIONI

La legge deve prevedere azioni e finanziamenti mirati a promuovere :

a. corsi di formazione sulle cause e le conseguenze del disagio bio-psico-sociale (in primis sui costi aziendali) a partire dai dirigenti e dai quadri delle aziende private e degli enti pubblici

b. attività di consulenza e risanamento aziendale, specie nei casi delle aziende “malate”, cioè quelle a cui appartengono i lavoratori e le lavoratrici che si sono rivolti ai Punti di Ascolto e ai Centri Clinici.

 

6. OSSERVATORIO epidemiologico sul fenomeno del disagio lavorativo

Anche la legge toscana, come le altre leggi regionali, deve prevedere un osservatorio per monitorare il fenomeno ed elaborare strategie e interventi di prevenzione.

Per realizzare e gestire una banca dati, da tenere costantemente aggiornata per tenere il fenomeno sotto controllo, occorre un organismo snello, meglio se già esperto nella raccolta ed elaborazione dei dati socio-sanitari (come per esempio l’ARS), anche per contenere i costi.

L’importante è che la raccolta dei dati dai 3 Centri Clinici e dai Punti di Ascolto sul territorio sia coordinata, costante e continuativa nel tempo e che l’elaborazione e l’analisi dei dati sia strutturata in modo da fornire indicazioni utili alla prevenzione.

 

7. PREMI e INCENTIVI per le aziende virtuose, SANZIONI per le aziende malate

La proposta di legge sul disagio lavorativo della Regione Toscana dovrebbe prevedere incentivi per le aziende attente al benessere dei propri lavoratori e che avviano interventi di miglioramento organizzativo.

Poiché la misura dei premi/incentivi alle aziende virtuose è di difficile applicazione, a causa di difficoltà di tipo tecnico-legislativo, si potrebbe prevedere la misura contraria, ossia una sanzione per le aziende in cui si verificano casi di disagio lavorativo.

Si tratta di misure da studiare con grande attenzione.

I partecipanti al gruppo di lavoro hanno concordato sulla necessità di approfondire la discussione su ognuno di questi punti per arrivare ad una proposta di legge condivisa e condivisibile da tutte le forze politiche.
L’obiettivo è infatti predisporre una legge che incontri largo consenso e che sia approvata con celerità.

 

Iter della legge 

A questo punto occorre avviare concretamente il percorso per l’approvazione della legge che sarà in sintesi, il seguente:

  1. Stesura della proposta di legge, anche con il contributo di  tutti coloro che in questi anni si sono occupati di questi temi (centri, associazioni, esperti)
  2. Presentazione in Consiglio regionale
  3. Audizioni presso le Commissioni competenti, Lavoro e Sanità
  4. Emendamenti
  5. Voto in aula
  6. Fase applicativa.

La prima tappa di questo percorso sarà un incontro tra gli esperti che collaborano da anni con le associazioni del territorio che si occupano di disagio lavorativo e il Consigliere Regionale Tommaso Fattori per verificare una prima bozza della proposta di legge che porterà la sua prima firma.

 

Testo a cura di Nunzia Pandoli

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